La comunicazione umana e naturale serve ancora? A chi? Una riflessione sulla comunicazione oggi e sull’importanza di ridurre l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale per la scrittura di testi social e nella comunicazione diretta per libere professioni e negozi.
Il boom dell’Intelligenza Artificiale
Nel 2025 l’IA ha spopolato sino a diventare confidente, segreteria per faccende spicciole, content creator, grafica, copywriter, consulente legale e pure sanitaria (con le limitazioni preventive dei Chatbot). La sua funzione di potente generatore di soluzioni ha convinto.
Richieste più freqenti all’IA in ambito comunicativo
In ambito comunicativo, alcune delle richieste più frequenti all’IA sono:
- Riscrivi questo in testo in modo più […];
- Sintetizza questo testo;
- Scrivi un articolo su questo argomento;
- Aiutami a capire cosa e come dire a X che è successo Y;
- Rendi meno burocratico questo doumento.
Per lo più, le richieste di riferiscono a:
- documenti amministrativi;
- e-mail;
- post social;
- articoli blog e riviste;
- newsletter (in forte crescita);
- testi per siti;
- schede prodotto e-commerce e cataloghi WhatsApp;
- e-book.
Curioso, sono anche le richieste che più hanno fatto a me, nel mio lavoro di copywriter e ghoswriter e che, in un confronto con colleghi e colleghe, sono state fatte anche a loro. E, allora, chi cerca una comunicazione artificiale?
Chi cerca una comunicazione artificiale?
Non penso ci sia davvero chi cerca una comunicazione artificiale. Penso che chi chiede aiuto all’IA abbia in particolare fretta e insicurezza. Questi due fattori impongono un aiuto immediato: chi sta per scrivere pensa di non essere in grado e, sentendo l’urgenza di scrivere, vede una sola via di fuga.
Niente di male, non fosse che questo indebolisce la fiducia nelle proprie capacità e la volta prossima, urgenza o non urgenza, l’IA sarà considerata di nuovo l’unica soluzione: come una dipendenza.
Tra chi si rivolge all’IA per scrivere ci sono anche professionisti e professioniste del mio settore che ricevono compensi molto bassi e finiscono per compensare riducendo impegno e tempo di lavoro.
Succede, così, che attività che richiedono supporto comunicativo ad agenzie (che pagano profumatamente) pubblichino e usino inconsapevolmente testi grossolani, scritti dall’Intelligenza Artificiale anziché i testi personalizzati promessi.
Chi ha bisogno di una comunicazione umana e naturale?
Ogni attività può avere bisogno di reintegrare naturalezza nella sua comunicazione, nei testi formali e informali.
Nonostante questo, sono dell’idea che un testo amministrativo possa essere scritto agilmente anche con l’IA nonostante sia necessario fare delle ricerche accurate per assicurarsi che proponga i riferimenti corretti.
Questo apre una parentesi sull’importanza di conoscere il proprio mestiere, per evitare di affidarsi senza spirito critico ai risultati proposti dall’IA.
I testi più commerciali e personali, invece, traggono molto beneficio dalla comunicazione umana e naturale.
In particolare, nel mio lavoro incontro due categorie professionali che hanno bisogno restituire naturalezza a quello che scrivono.
Negozi e bisogno di comunicazione umana e naturale
Per i negozi è balsamico comunicare in modo naturale. Le didascalie dei post Instagram e i caroselli, le schede prodotto e i testi del sito debbono ricreare un contesto di acquisto simile a quello fisico, complice e vicino.
È molto importante anche imparare a monitorare le dinamiche relazionali sottese alla comunicazione scritta per ridurre il rischio di scambi via chat sciatti, che creano un’atmosfera d’acquisto insoddisfacente e fanno perdere vendite, clienti, fiducia e passaparola.
Libere professioni e bisogno di comunicazione umana e naturale
Le libere professioni intese come attività a carattere ordinistico hanno un bel carico sulle spalle: ci sono molte regole che normano i loro lavori e la comunicazione si fa spesso fredda e distante.
L’IA in questo caso cade nel cliché e tende a riproporre contenuti scritti sulla scia degli sterotipi di categoria. Quando le si chiede più umorismo, morbidezza, colloquialità, è facile perda l’equilibrio e alcune variazioni suonino stonate.
Inoltre, nel caso di argomentazioni (per esempio su articoli blog), l’IA crea sequenze apparentemente logiche che, però, a una lettura tecnica sembrano mancare di qualche tassello.
D’altro canto, l’IA simula sapere anche quando non ne ha.
La comunicazione umana e naturale serve ancora e di più
Secondo me, più si utilizza l’IA per generare testi, più si sentirà la necessità di tocchi naturali che integrino saperi e conoscenze come solo una mente umana creativa che ne ha fatto esperienza sa fare.
Si sentirà il bisogno di emozioni che non odorano di sintetico e artefatto e di frasi ed espressioni che si liberano dello stile comunicativo scolastico tipico dell’IA.
Più un business è raffinato, accurato e di qualità più ha necessità di riappropriarsi di parole di qualità.
In questa fase delicata, conta su di me.
Conosci già il mio modo di lavorare? Potrebbe piacerti il mio profilo Instagram, per approfondire e vedermi all’opera!
