Personal brand e analisi psicologica di brand sono interconnessi e, se manca la seconda, il personal brand regge poco. Ti faccio un esempio rapido: analisi della struttura psicorelazionale dell’attività di Sandra, titolare di un negozio di abbigliamento.
Sandra e il suo personal brand
Ho incontrato Sandra sei mesi fa. Le avevo scritto per chiederle informazioni su un capo che vende nel suo negozio e che avevo visto in un carosello promozionale a inizio stagione. La sua risposta mi ha colpita: personale e molto generosa, ricca di indicazioni e piacevolmente colloquiale.
In più traspariva il suo desiderio di non vendere tanto per vendere: era sinceramente interessata alla mia richiesta e si sentiva che ci teneva io comprassi qualcosa di cui fossi soddisfatta appieno.
Questa dinamica relazionale, accentuata, la mette in posizione GA/BA.
In poche parole, il suo modo di relazionarsi, la comunicazione del suo personal brand, è prendersi cura della persona e a cercare in ogni modo di vederla sorridere. Lo trovo uno stupendo stile demodè, in un mondo che domina e impone.
Sandra non ha fatto un’analisi psicologica di brand
Sandra non è consapevole del suo tipo di dinamica relazionale o, per lo meno, non ne è consapevole in modo utile ed efficace per la sua comunicazione e fa tre errori:
- non bilancia con autorevolezza: generosità e dedizione alla clientela mancano di dati tecnici, assertività e prassi di vendita che dimostrino la sua esperienza nel settore abbigliamento e come negoziante;
- non valorizza il pregio del suo raro approccio alla vendita: le persone sono abituate a sentisi proporre cose da acquistare anziché ricevere oneste opinioni o che venga loro sconsigliato un prodotto;
- sui social punta in eccesso sulla sua parte più ribelle, con sketch che vorrebbero essere birichini e creare contatto e sono, invece, un po’ infantili e autosvalutanti.
Il risultato è che la sua attività sta arrancando. Vende prodotti splendidi, su WhatsApp senti al volo che ti puoi fidare, su Instagram, invece, dubiti di lei perché… non la riconosci.
Non ha fatto un’analisi psicologica di brand, e si nota.
Cosa farei per lei e il suo personal brand
Per aiutare il personal brand Sandra farei un’analisi psicologica di brand che inizierebbe con una valutazione iniziale sulle componenti che sta mettendo oggi nella sua comunicazione: la parte accudente, la parte dedita (quasi accondiscendente) e la parte giocosa.
Poi analizzerei con lei se la parte giocosa che sta amplificando su Instagram le appartiene e, da lì, si aprirebbero due scenari per armonizzare.
Scenario 1: si sente giocosa
In questo caso la parte giocosa del suo personal brand sparisce nella comunicazione diretta, 1:1. Probabilmente Sandra si snatura nella comunicazione in chat per apparire più professionale attaverso la cura e l’accoglienza e nasconde il suo temperamento vivace e anche un poco irriverente.
Fosse così:
- aggiungeremmo un tocco di gioco anche ai messaggi in chat;
- svilupperemmo una comunicazione social in cui si coniughino umorismo e capacità tecnica per delineare il mix tra una professionalità solida e autorevole e un’indole spiritosa.
Scenario 2: non si sente giocosa e si sta forzando su Instagram
In questo caso accade il contrario e Sandra è se stessa in chat e si snatura sui social, ostentando uno spirito da folletto che non ha. Il personal brand di Sandra è falsato da un atteggiamento che assume senza notare che depista chi la segue.
Fosse così:
- modificheremmo la comunicazione social perché emergano attenzione, cura, capacità di sintonizzarsi sulle sue clienti al posto dell’atmosfera scherzosa forzata;
- aggiungeremmo contenuti tecnici per colmare la mancanza di autorevolezza attuale.
In entrambi i casi, alleneremmo il rispetto
Sia la Sandra giocosa, sia la Sandra non giocosa, hanno bisogno di allenare la capacità di rispondere rispettandosi. Lei è così abituata a rispettare le sue clienti che rischia di dimenticarsi di sé e mettere i bisogni altrui al primo posto anche a scapito dei propri.
Faremmo un’analisi psicologica di brand.
Per esempio, può fare sconti di troppo, offrire spese di spedizione gratuite per acquisti molto piccoli, dare disponibilità a riservare articoli senza acconto…Oppure può fare troppa assistenza, ingegnandosi a fare vere e proprie consulenze di stile senza costi aggiuntivi.
Studieremmo la differenza tra assistenza all’acquisto e consulenza e lei avrebbe molto più respiro economico, più possibilità di lavoro e di contatto (da chi vuole comprare e chi vuole la consulenza) e occasioni di costruire relazioni solide e di fiducia a partire dalla sua esperienza professionale anziché dalla sua capacità di accogliere e/o scherzare.
L’analisi psicologica di brand è compresa in ogni percorso di comunicazione e copywriting.
Sono una tra le poche, se non l’unica, a proporla.
