Raccontare bene chi sei può essere difficile o, per lo meno, lo trovano difficile le persone che si rivolgono a me per scrivere una loro presentazione, una lettera che accompagni il CV un articolo o un post per far sapere chi sono, la loro brochure o un e-book autobiografico. Perché è così difficile raccontarsi?
Ti ricordi il gioco dei puntini?
Quando ero piccola, mi piaceva il gioco dei puntini de La Settimana Enigmistica. Lo conoscerai di sicuro: è una sequenza numerata di puntini da collegare per far apparire il disegno nascosto. Credo si chiami La pista cifrata o qualcosa del genere.
I puntini sono tutti sparpagliati eppure basta un tratto di matita perché emerga una figura. Da piccina qualche volta non la riconoscevo e restavo perplessa, però questa è un’altra storia.
Per ora annotiamo questo: i puntini sembrano disconnessi; appena li colleghi, prendono senso.
E ti ricordi di Michael White?
Potresti non ricordarlo se non hai studiato picologia o discipline affini. Era un terapeuta australiano che formulò la cosiddetta Narrative Practice, ossia una pratica narrativa utile a ricostruire e ritrovare la narrazione personale.
Claro, la sua proposta concettuale fu pensata per situazioni che richiedono un intervento psicologico o assistenziale però, nel tempo, si è trasformata in una possibilità, pratica per l’appunto, di storytelling.
Raccontarsi con lo storytelling
Sono anni che lo storytelling è assimilato al viaggio dell’eroe e a una struttura ripetitiva che vede in azione protagonista, antagonista e un ostacolo da superare. Per carità! Non è tutto lì!
Lo storytelling è narrazione e la narrazione non richiede affatto ingredienti specifici: collega i puntini che ci sono, non quelli che pretende ci siano.
Questo è uno dei motivi per cui le persone non sanno come raccontarsi: non trovando nella loro storia la struttura preconfezionata che si aspettano, si bloccano e non sanno più che scrivere, che raccontare.
Unire i puntini e raccontarsi con lo storytelling
La faccenda cambia se accogli la teoria della pratica narrativa e colleghi i puntini.
Riconosci eventi di vita che possono collegarsi tra loro e inizi a leggere sequenze di fatti, a trovare dettagli in comune tra le tue scelte e a dare un senso al tuo percorso di vita.
Spesso, però, succede che si uiscano i puntini sempre allo stesso modo, nel modo in cui si è imparato a parlare di sé: hai l’abitudine di percepirti in un certo modo, a considerare chi sei e cosa fai unendo sempre gli stessi puntini.
Anche questo ti ostacola perché non riesci a uscire da vecchi racconti e a scoprire prospettive diverse.
Questo blocco si manifesta in un percorso psicologico e succede pure quando stai cercando la tua comunicazione online o vuoi rinnovarla.
Ora, vuoi perché giocavo a collegare i punti da piccola, vuoi per la mia esperienza come psicologa, sono ferratissima a unire i puntini e a raccontare bene le storie altrui.
Per questo mi piace un sacco definirmi ghostwriter: quella che dà parole alle storie altrui, in retrobottega.
Qualsiasi cosa tu stia scrivendo di te, ti aiuto a unire i puntini.
