Sì, si capisce quando un’e-mail è scritta dall’IA. Si capisce ancora di più quando un post, un volantino, un articolo sono scritti dall’IA, ma qui scrivimao di e-mail, per imparare a revisionarle ed evitare di fare la figura di chi “manco sa scrivere ‘na mail!“.
Il prompt per farsi aiutare a scrivere un’e-mail non fa miracoli
Prima faccenda da sfatare: il prompt, per quanto tu lo scriva benissimo, non farà miracoli. Anche se dai all’IA tutte le indicazioni necessarie per la struttura e il senso del testo e anche se la imbecchi con parole che speri utilizzerà nel suo output, il risultato sarà in stile IA.
Va detto che tutto il tempo che ti prendi per scrivere l’output sarebbe stato meglio impiegato nello scrivere direttamente l’e-mail però non stiamo a sindacare.
L’IA, quando riceve il tuo output analizza la tua domanda, analizza domande simili in tutto lo spazio virtuale che abbiamo costruito in decenni e genera un’ipotesi di e-mail secondo le parole usuali e dominanti in un settore e amplificando lo stile che le hai chiesto di interpretare.
L’e-mail proposta dall’IA è una copia linguistica
Quando ti scrive “Certo, ecco un’e-mail che contiene X nello stile Y per il settore Z, come mi hai chiesto” sta riepilogando i dati che ha usato per costruire la risposta anche se ti nasconde il processo attraverso cui elabora la risposta. Non ti dice: “Sono andata a leggermi tutte le e-mail che ho visto inviare dai CEO per chiedere una riunione urgente e, più o meno, scrivono così” anche se è questo, in soldoni, quello che fa. Copia.
La gran fregatura è che sono tanti, tanti anni che scriviamo male, relazionandoci con slogan, frasi fatte e frasi di cortesia (posticcia); sono anni che usiamo formule sbrigative, banali e formali per toglierci di torno le comunicazioni più gravose, noiose o da cui vorremmo stare alla larga.
Ne consegue che l’IA ti copia le stesse formule sbrigative, banali e formali che avresti scritto senza di lei. Con un elemento peggiorativo.
L’IA non sente quando esagera
Avrai notato che l’IA ha una tendenza stucchevole e adulante nella sua comunicazione. Persino quando prova con lei una conversazione naturale, a un certo punto scivola nel complimento di troppo, spinge su aspetti emotivi inopportuni, calca il tono della comunicazione e, in quei casi, senti appieno che è artificiale, un robot.
Avrai notato anche che non ha idea di quando il suo messaggio è ambiguo, eccessivo, controproducente.
Per esempio, ha il vezzo di scrivere:
Per chi non deve chiedere il permesso.
Questa frase è un distillato di errori relazionali e, come noti, arriva dalla vecchia scuola delle pubblicità narcisiste anni ’90:
- Per l’uomo che non deve chiedere mai;
- Io valgo;
- Tutto intorno a te.
L’IA le copia perché sono andate di moda. Propone un già sentito, per giunta poco attuale rispetto all’attenzione che oggi ci aspettiamo dall’uso delle parole.
Da cosa si capisce che un-mail la ha scritta l’IA
Il mio suggerimento è di chiedere all’IA di scrivere per te alcune e-mail su argomenti diversi e studiarne le risposte con spirito critico, riconoscendone gli schemi ripetitivi.
Facciamo un riepilogo generale di quello che puoi trovare un’e-mail scritta dall’IA.
- Lessico e metafore che che cercano di impressionare, ma lasciano il dubbio.
- Forestierismi che possono avere significati contrari al voluto:
- Un esempio è la parola iconico, tanto usata e che ha tra i suoi significati: convenzionale. Tutto l’opposto di quello che vorrebbe trasmettere chi usa la parola iconico e desidera, narcisiticamente, essere simbolo.
- Stile relazionale adulante e liquidante che viene spacciato per assertivo e è passivo-aggressivo.
- Punteggiatura approssimativa (tra cui il trattino – nel suo formato lungo, tipico IA).
- Sequenza logica alterata:
- scrive tutto quello che le hai detto tu e se la tua sequenza è confusa, fa confusione anche lei. Sebbene sia molto abile a sintetizzare, non sente il senso logico e l’e-mail appare mal pensata.
- Strutture tipiche, come la classica “Non solo, ma anche”.
Un esempio di autosabotaggio in una bozza IA
Poi ti mette in bocca cose che non hai detto. Per esempio, qualche giorno fa un’azienda mi ha chiesto la revisione di un’e-mail per comunicare l’aumento dei prezzi a causa del incaro della materia prima. Come mi capita di frequente, la bozza invita dall’azienda era written by IA: ripetitiva, adulante, confusa e con un dettaglio altamente sabotante!
Ha preso spunto dalle comunicazioni nell’etere in cui umani e umane hanno informato dell’aumento dei prezzi con imbarazzo e ha tradotto l’imbrazzo in vittimismo con un surplus di:
- non ci è più possibile;
- non siamo più in grado;
- non riusciamo più;
- avremmo voluto riuscire
- ecc.
Il risultato era un’e-mail che dava l’impressione di un’azienda stremata e in crisi quando stava solo comunicando un aumento di prezzi.
Riscrivere l’IA: dalla bozza artificiale al testo naturale
Se usi l’IA per aiutarti a smarcare il lavoro quotidiano, è molto meglio per la tua reputazione revisionarla prima di inviare o pubblicare.
Oggi gli errori da cui scappare via non sono più i refusi! Scappa dal formato IA e da tutti gli errori di relazione, d’immagine, che possono nuocere al tuo business sotto la superficie.
Proposta: una volta si facevano i corsi sull’assertività; che ne dici di fare un corso per far diventare assertiva una bozza IA? Lo ho chiamato Riscrivere l’IA: un corso di editing online.
