I testi scritti dall’IA vanno revisionati. In primo luogo per dare loro un’impronta personale e poi perché, essendo molto riconoscibili, fanno intendere che non ci hai messo neanche un po’ di impegno e che, del tuo business e di chi lo segue, ti interessa poco.
I testi scritti dall’IA sono riconoscibili
I testi scritti dall’IA si riconoscono, hanno un’impronta definita, con strutture narrative e lessico ripetitivi che, ormai, hanno saturato la comunicazione online (e quella degli uffici).
La questione ha un doppio risvolto negativo:
- i testi si somigliano tutti e nessuno spicca: dopo anni che cerchi di distinguerti, stai buttando all’aria il tuo lavoro;
- quando scrivi con l’IA stai dicendo ad alta voce che fai le cose di fretta, senza cura né investimento.
Come puoi immaginare, la conseguenza è altrettanto negativa e le persone iniziano a non considerare più quello che fai o a trovarlo deludente, inaffidabile e scadente.
Revisiona i testi che ti scrive l’IA
Fermo restando che è molto meglio se torni a scrivere da te, impari un metodo di comunicazione o ti appoggi a chi lo fa per mestiere, quando ti appoggi all’IA assicurati di revisionarne i testi.
Per prima cosa, togli tutti i “non solo x, ma y”, gli incipit molto retorici, il trattino degli incisi (a ameno che tu non sia sicura e sicuro che lì un inciso ci stia bene), gli elenchi di tre aggettivi in climax (il crescendo di pathos artificioso e, per l’appunto, artificiale).
Controlla la sequenza logica del discorso, ché l’IA ogni tanto scrive delle correlazioni poco sensate perché fa finta di sapere tutto e cerca di connettere qualsiasi tipo di informazione.
Nota il lessico che sceglie e inizia a riconoscere le parole che propina a ogni testo (bussola, ponte, coerente, potente, sussurrare, scontato…): cerca dei sinonimi e fai anche attenzione al significato tra le righe e relazionale che ogni parola potrebbe nascondere.
Un esempio di testi scritti dall’IA: “Non urla, ma sussurra”
Un esempio tipico è la contrapposizione di urlo e sussurro.
L’IA scrive spesso frasi del tipo:
- Questo profumo non urla, sussurra.
- Un abito per donne la cui presenza non urla, sussura.
- Non hai bisogno di uralre, ti basta sussurrare.
Immagina che effetto sciatto iniziano a fare queste parole adesso che sappiamo che le scrive l’IA!
Da un punto di vista cognitivo sono anche poco funzionali perchè:
- una persona ha anche diritto di urlare;
- tutto questo sussurrare è senza senso: il sussurro nasconde, non può o non vuole farsi sentire. Perché mai si dovrebbe desiderare che il proprio brand sussurri?
Come noti, questo è un testo da rivedere.
Un altro esempio di testi scritti dall’IA: il verbo “riuscire”
Qualche giorno fa un’azienda mi ha passato la bozza di un’e-mail accorata in cui comunicava l’aumento dei prezzi a causa del rincaro delle materie prime. Un messaggio scomodo, insomma.
Come ormai mi succede spesso, la bozza era made by IA . Come al solito, conteneva elementi terribilmente autosabotanti tra cui:
- ⚠️ Allarme uno! Anziché comunicare l’aumento dei prezzi, lo giustificava tentando persino di farlo passare, senza alcuna logica, come un’azione a vantaggio del cliente. Le giustificazioni e le adulazioni allontanano e insospettiscono e sono tipiche della comunicazione artificiale.
- ⚠️ Allarme due! Le scelte lessicali ruotavano intorno ai verbi ” riuscire ” e ” resistere “. Tra le righe, si dipingeva lo scenario di un’azienda stremata, che aveva tenuto duro senza consapevolezza della sua capienza economica e che ora chiedeva aiuto, quasi cercando comprensione e sostegno. Un’azienda deve mostrarsi solida! L’IA non ha colto l’atmosfera emotiva.
Un altro esempio di testi scritti dall’IA: errore relazionale e logico
Nella conclusione di un e-mail, un’azienda scrive:
Non esitate a contattarci direttamente. Preferiamo una telefonata in più a un malinteso in meno.
Questa frase inizia con una frase al negativo e un verbo che richiama la rete semantica della titubanza e del dubbio e rallenta l’azione di chi legge; le frasi brevissime, intervallate dal punto sono tipiche dell’IA mentre qui ci sarebbe stato bene un bel due punti; infine, l’ultima frase contiene un errore logico.
Rileggiamo: Preferiamo una telefonata in più a un malinteso in meno.
Cosa vuol dire? Una telefonata in più genera serve perché ci sia un malinteso in meno quindi il verbo preferiamo, qui, è fuori contesto. Al più, al posto della A avrebbe potuto starci una E: Rileggiamo: Preferiamo una telefonata in più E un malinteso in meno.
Cosa capiamo da questi testi scritti dall’IA?
Piccoli e grandi errori lessicali, relazionali e logici dei testi scritti dall’Intelligenza Artificiale influenzano la percezione di valore del tuo lavoro e della tua persona. Evita di affidarti senza filtri all’IA e inizia ad affinare lo spirito critico anche per le parole che incontri ogni giorno.
Scrivi in autonomia, correggi le parole che l’IA sceglie per te e, se non sai come fare, here I am!
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